Ragione e sentimento

Maria Chiara Di Trapani, décembre 2025

Astrazione, ritmo e poesia del gesto. Orianne Castel, tra prospettiva e bidimensionalità, attraversa la storia dell’arte con un linguaggio visivo ludico e dinamico.

Dopo la laurea presso l’Accademia di Belle Arti e il dottorato in Filosofia, da oltre dieci anni Orianne Castel (1989) – vive oggi tra Parigi e Alpicella (Ge) – reinventa la storia della pittura trasformando soggetti iconici in disegni essenziali, dove il rigore del pensiero convive con la libertà del gesto. Utilizza il formato «a griglia», che considera come soggetto, schema o dispositivo di costruzione delle sue opere. Il suo lavoro dialoga con i grandi Maestri, da Giotto al Beato Angelico, da Lippo Memmi ad Altichiero di Zevio fino a Giorgio Morandi e Giuseppe Penone intrecciando principi pittorici storici e contemporanei. Nelle serie come Le Derniers Tableauxe Dessiner la peinture, l’artista traccia un ritratto della pittura contemporanea fatto di connessioni sottili, equilibrio e leggerezza, dove linee e strutture ritmiche generano un tempo sospeso. Concettuali ed esteticamente preziosi, abbiamo osservato i suoi lavori di piccolo formato nella sezione Disegni dell’ultima edizione di Artissima, nello stand della galleria ginevrina Analix Forever: una sequenza grafica scandita dalla sinuosità e dalla precisione del tratto, che creava un ritratto della pittura contemporanea in cui è possibile trovare molteplici collegamenti.

Cosa  significa  esplorare  la  pittura  attraverso  il segno, e come il passaggio dal colore al disegno diventa un atto di riflessione?

Attraverso il disegno, mi approprio della pittura degli altri: non dipingo, ma ridisegno quadri o dettagli a partire da un vocabolario formale che mi è proprio. Le mie opere si basano su tre tipi di griglie – composte da quadrati, linee o croci. Queste forme si ispirano alla cornice, alla tela e al telaio, cioè al quadro prima che l’immagine dipinta lo abiti. Nei miei disegni, questo sistema di segni sostituisce il colore. L’atto di riflessione si colloca probabilmente qui, in questa immagine che si dichiara come artificio.

Come riesci a creare un’ambiguità visiva e poetica all’interno di un sistema rigoroso?

Mi affascina il dualismo tra questa struttura e la molteplicità delle forme che può assumere. Nel disegno, è spesso legata a strumenti – come la quadrettatura o il tracciato regolatore – che servono a comporre un’immagine prima della pittura. A me piace, invece, farne il risultato dei miei studi sulla pittura. Non considero il disegno un lavoro preparatorio, ma un vero linguaggio. Se il mio appare poetico, è probabilmente per gli aspetti legati al segno minuzioso, come una miniatura.

Il tuo lavoro è un omaggio ai Maestri italiani così come  all’Astrattismo.  Cosa  significa  “sospendere  le  opposizioni” in pittura?

È uno scambio vitale che riflette la mia formazione. Ho dialogato con la pittura francese quando vivevo in Francia. Ora che ho scelto di abitare in Italia, il dialogo continua con la storia della pittura italiana. Il mio rapporto con la pittura è anche un rapporto con l’immagine di questa. Nel mio lavoro, le opere circolano tanto come immagini quanto come oggetti. E anche se la modernità si è costruita in opposizione alle norme classiche, mescolo insieme questi elementi perché fanno tutti parte della nostra memoria visiva.